L’architetto del 3000

Il dibattito sulla partorita riforma della professione dell’architetto non si è ancora sopito. Si continua ad inveire, ed a ragione, contro una serie iniqua di riforme che non hanno nulla a che vedere con il rilancio della professione o con l’apertura al mercato del lavoro alle nuove leve. Ancora non si comprende a cosa possa servire una formazione continua ed obbligatoria, che prevede anche la cancellazione dall’ordine per il collega inadempiente, quando, e questo è risaputo, i liberi professionisti quotidianamente sono obbligati ad aggiornarsi per fare fronte al sopravvenire continuo di norme, regolamenti e cavilli burocratici dai quali non si può prescindere nell’esercizio della professione. Ancora meno si comprende l’obbligatorietà della stipula dell’assicurazione professionale e di tante altre vessazioni che ci sono state spacciate come riforme solo per preservare gli interessi delle grandi holding di progetto, delle banche e degli istituti d’assicurazione. Nessuno invece si è chiesto realmente cosa dovrà essere l’architetto del terzo millennio e quale dovrà essere il suo ruolo per il superamento della crisi globale che in questi tempi ci attanaglia. Una risposta potrà venire, a mio modesto parere, dal territorio nel quale si opera quotidianamente. Il nuovo architetto dovrà dimostrare sensibilità ancora maggiore, rispetto a quella dimostrata fino ad oggi, nei confronti del territorio che dovrà essere reinterpretato e salvaguardato, attraverso progetti di recupero e valorizzazione, come unica risorsa per il rilancio della professione dell’architetto e del riavvio dell’attività economica in generale. L’imperativo del prossimo futuro dovrà essere: “basta al consumo di territorio, si alla riqualificazione dell’esistente come volano di un RINASCIMENTO, sia culturale che economico, del terzo millennio”. L’architetto dovrà essere colui il quale...