ASCOLTO IL TUO CUORE, CITTA’

Il coraggio che noi architetti siciliani non abbiamo mai avuto è stato quello di non avere mai  denunciato, con toni aspri e forti, la mancanza di una coscienza collettiva, tale da sviluppare dei sistemi operativi veloci nelle trasformazioni urbane, al fine di salvaguardare i valori che il nostro territorio ha per natura e storia. Bisogna adoperarsi, al più presto, per trovare un accordo tra la politica, gli operatori del settore (architetti, ingegneri, geometri e geologi) e le forze sane della società  capendo qual è la reale tendenza dell’economia siciliana. Oggi non si può più guardare ad un’economia che continua a guadagnare dall’edilizia, perché siamo già con una volumetria  abitativa di parecchio superiore a quella che realmente serve. Possiamo continuare a portare avanti l’industria edilizia ma solo per raggiungere la media nazionale d’infrastrutture. La ricchezza della Sicilia è fatta di cose che dobbiamo ancora scoprire. Il settore turistico, ad esempio, ha molte possibilità di sviluppo, ma il prodotto lo dobbiamo ancora preparare. (foto 3) Le nostre città non hanno più la necessità di crescere a dismisura vista la bassa crescita demografica. La politica degli anni passati, nella sua spasmodica corsa ad estendere in maniera incontrollata le aree periferiche, ha trascurato di introdurre nella pianificazione una serie di norme di carattere ecologico che sarebbero state necessarie al fine di definire i lineamenti dell’insieme spaziale nelle nuove forme architettoniche e preservare il territorio dalle contemporanee tragedie. I centri urbani della nostra isola non hanno bisogno di nessun nuovo tipo di forma urbana esterna, ma piuttosto di provvedimenti oculati quali ad esempio: la deviazione dei grandi traffici veicolari; la localizzazione d’aree parcheggio necessarie...